Salvatore Satta, Soliloqui e colloqui di un giurista (1968)

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Salvatore Satta, Colloqui e soliloqui di un giurista, Padova, Cedam, 1968, XIX, 552 pgg., 16*24,5 cm, cartonato editoriale, sovraccoperta con qualche mancanza e strappo all’estremità superiore del dorso e delle unghie.

Euro 150,00

Ormai rara edizione della raccolta che riunisce testi di conferenze, saggi pubblicati in diverse riviste e le prefazioni alle edizioni dei manuali e delle monografie dell’autore. Riedita da Ilisso nel 2004.

“Il “Ponte” vuole che io parli dello spirito religioso dei Sardi: io che non so più se ho uno spirito, se sono religioso, se sono sardo. Bene: sapete che faccio? Lascio la mia casa di Corso Italia, lascio la mia compagna triestina, lascio i miei figlioli meticci, e in questa sera così trasparente, che di là dal Tirreno mi si svelano i monti della Corsica, me ne torno a Nuoro.
Sono sceso a Terranova (che, non so perché, si è dato il falso nome di Olbia), ma non ho preso la corriera che in sole cinque ore, attraverso la speciosa Baronia, ti sbarca, come se niente fosse, a Nuoro. A Nuoro, come alla Mecca, non si arriva senza una lunga preparazione di spiriti e di cose: e poi, se non si è uccelli o cacciatori, non si viene dal mare. Ho fatto, more nobilium, il lungo giro di Chilivani e Macomer (augusti nomi che certamente esistevano quando Roma non era), e ora, col trenino a buoi, sfiorato il Goceano, varcata la dolente valle del Tirso, mi accingo all’arrampicata. Perché Nuoro deve apparire di là, dalle coste del Monte Dionisi, con l’Ortobene, coi monti d’Oliena, che sono anch’essi Nuoro; perché bisogna sentirla salutare dal lungo fischio del treno, stupito del miracolo, che ogni giorno si rinnova, di giungere a Nuoro.”